MORE E LE MUSICHE DEI PINK FLOYD

Dopo oltre quarant’anni MORE (Di più, ancora di più) è sicuramente il film più celebre e stimato di Barbet Schroeder. L’ anno 2011 ha permesso di ricordarlo oltralpe grazie alla sezione del Festival di Cannes “La semaine de la critique”. Ma perchè il film gode oggi di una tale notorietà? Per la colonna sonora dei Pink Floyd? Per la splendida fotografia dello spagnolo Nestor Almendros? Per la rappresentazione di Ibiza? Per una Mimsy Farmer allora nel fiore dei suoi anni? O ancora per le sue tematiche affrontate senza pudore?

Girato nel 1969, su pellicola 35 mm in formato 1.66:1, il film d’ esordio di Barbet Schroeder sembra mescolare dall’ inizio due miti atemporali della tradizione narrativa letteraria internazionale.

In More, Stefan Bruckner (Klaus Grunberg), un ragazzo tedesco di Lubecca, alla ricerca di se stesso, parte sulla strada. La sua voce fuori campo racconta: “Avevo immaginato questo viaggio come una ricerca. Avevo finito gli studi di matematica e volevo cominciare a vivere. Volevo tagliare i ponti, bruciare le formule. ” Non si riconosce nei valori della borghesia tedesca ed europea della fine degli anni ’60. Parte quindi dalla Germania e sbarca a Parigi dove ad un party incontra Estelle della quale si innamora repentinamente  e che seguirà nella splendida Ibiza.

La produzione di More ricorda quella di La Collectionneuse (1967) di Eric Rohmer, che Schroeder ha prodotto: ci sono scenografie e luce naturali e l’ assenza del suono diretto. Alla sua uscita, More fece scandalo. Da allora è diventato un cult-movie ed è considerato il film di una generazione. Un dramma diventato un documento rappresentativo di un’ epoca e che viene ricordato probabilmente per la bella colonna sonora dei Pink Floyd. O forse semplicemente per la bellezza del film e delle sue immagini. Il capolavoro di Barbet Schroeder.

 

 

Dichiarazioni di Barbet Schroeder:

Come mai Barbet Schroeder ha cominciato a fare dei film solo nel 1969 con More?

Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura del mi primo film nel 1964, ma l’ho girato solo nel 1968. Volevo fare del cinema ma non avevo fretta. Mi ero fatto la mano girando un documentario su un trombettista jazz a Parigi (Slide and Tom) e un altro corto sperimentale nella casa di Jean- Louis Bory. I tre documentari che ho fatto dopo, preparando La vallèe (1972), sono più interessanti.

Come è riuscito a montare More?

Avevo finanziato la sceneggiatura, la preparazione e avevo girato con gli attori alcune scene on location, una specie di presentazione del film in 16mm che mi permetteva di far vedere ai finanziatori certe scene, certe location. Il film non costò molto (300.000 dollari dell’epoca), non c’era il suono in presa diretta… Ma non ha avuto successo. C’ erano cose originali, mai viste, una sorta di edonismo alla natura. Vi si ritrovava lo spirito del tempo. In realtà è una storia tragica d’ amore e di distruzione che ha molto poco a che fare con la moda del tempo, e per questo motivo il film regge ancora adesso, credo.

Senza che suo film sia moralizzatore, mi sembra evidente che disgusta lo spettatore dalla droga.

Bisogna dire che non dà voglia di provare l’eroina che secondo un avviso unanime, si sa che è pericolosa. E’ difficile concepire un “happy-end” con una storia dove si usa eroina o allora si tratterebbe della storia di qualcuno che ne sarebbe venuto fuori. Però sarebbe dieci volte più moralizzzatore.
Come siete arrivati a fare un film sulla droga?

Per prima cosa, non ho fatto un film sulla droga. Ho utilizzato la droga come un elemento molto forte, un elemento drammatico e l’ho trattato in modo documentaristico. Ma non ho trattato l’ argomento della droga. Aggiungo che io stesso, ho avuto diverse esperienze di droga. Ma ho provato solo una volta l’ eroina. Era proprio prima di iniziare le riprese del film.

Lei dice di avere provato l’ eroina  proprio prima di iniziare a girare More. Era per dare più verità al film o per constatarne gli effetti?

Era per sapere di cosa parlavo. Personalmente, è stata un ‘esperienza abbastanza deludente, perchè è una droga puramente fisica che non ha nessuna apertura spirituale. Non è una droga che fa sognare. Inoltre, ho conosciuto molta gente di ambienti diversi che prendevano diversi tipi di droghe. Quindi, sapevo do cosa si trattava come molti giovani oggi.

Lei afferma che More non è esattamente un film sulla droga. Quindi è un film sulla gioventù?

Assolutamente no. Nè sulla droga, nè sulla gioventù. E’ un film su qualcuno che vuole sempre di più, che vuole tutto, che vuole vivere più intensamente e che ha una passione improvvisa e fatale per una ragazza. Insomma è una storia che appartiene a tutte le epoche.

Un film sulla vita quindi?

Su una certa forma molto spinta, molto lirica della vita. Infine è una specie di ricerca del sole. Personalmente, ho constatato che si individuavano difficilmente le motivazioni dei personaggi. E’ volontario? Certo. Assolutamente volontario. Non si vedono le motivazioni dei personaggi perchè sono contro i film psicologici nei quali si mostrano tutte le motivazioni dei personaggi. Tutti abbiamo delle tendenze auto-distruttrice in noi. Però ci sono il 25% delle persone che le hanno in modo molto spinto.

“La Nouvelle Vague”  (Il Castoro, pagina 284)

 

La colonna sonora dei Pink Floyd (Intervista con Franco Brizi)

Quando i Pink Floyd furono chiamati per realizzare la colonna sonora di More a che punto erano della loro carriera?

E’ il 1969. Pertanto ci troviamo in quella fase transitoria tra la fine del periodo “psichedelico” e l’inizio del cosidetto periodo “progressive” in cui i Pink Floyd, e con le altre band dellos tesso periodo, rivedono il credo artistico approdando musicalmente verso lidi maestosi. Superata la fase psichedelica dei primi due album e il sofferto distacco da Syd Barrett, la realizzazione di MORE come colonna sonora del film omonimo appare più come un momento di confronto con il mondo cinematografico che come reale ricerca artistica. (…)

Cosa sai della colonna sonora di More?

Penso di non sapere di più di quello che ho letto sui libri: all’epoca dell’uscita del 33 giri avevo soltanto undici anni e per quanto giù attratto dalla musica rock, in quel periodo i Pink Floyd, almeno in Italia, non avevano ancora un mercato discografico ben delineato (i primi due LP non vennero pubblicati se non tardivamente nel 1971) e quindi non si viveva “in diretta” la loro storia artistica se non per alcuni cenni su alcune testate. Di certo le musiche vengono realizzate in una settimana partendo anche dal fatto che alcuni brani erano già stati scritti e provati dal vivo e poi adattati al tema del film.

Cosa pensi di quell’ album e perchè?

Lo definisco una pausa di riflessione. Spesso è stato definito un 33 giri con un’involuzione artistica o un disco poco indicativo e altro ancora; non credo sia giusto definirlo così. Intanto è un lavoro scritto appositamente per un film per cui non rispecchia a pieno le potenzialità della band, e a questo punto non so se sia il caso di definirlo un compromesso artistico/commerciale. Non a caso dopo la pellicola More ci saranno altre collaborazioni cinematografiche e anche Stanley Kubrick per un momenro pensò ai Pink Floyd per la sua Arancia Meccanica (anche se poi la cosa tramontò).

Com’è andato il disco? Si è venduto bene? E’ entrato nei chart?

Il film pur presentato nel maggio del 1969 al Festival di Cannes non ebbe in seguito una buona distribuzione; il film ottenne inizialmente solo un discreto successo in Francia. Di conseguenza anche il disco non vendette molto all’epoca e soltanto in madre-patria ottiene un buon successo commerciale. (..) Nel 1973 al tempo di The Dark Side Of The Moon, e in pieno successo, tutti i dischi dei Pink Floyd tornano in classifica sull’ onda del clamoroso successo. Non a caso vengono poi pubblicati Masters of Rock e A Nice A Pair (il doppio LP che ripropone i primi due 33 giri) per le pressanti richieste da parte del pubblico verso questa band che ormai stava ottenendo un successo planetario.

Il trailer del film:

 

Dichiarazioni di Nick Mason (batterista dei Pink Floyd)

Il film More sembrava interessante. Barbet, un protetto di Jean-Luc-Godard, ci presentò il film quasi ultimato. Malgrado questa costrizione e i tempi stretti, Barbet fu un collaboratore facile e prezioso; eravamo pagati ognuno 600 libbra, una somma generosa nel 1969, per otto giorni di lavoro intorno a Natale. Inoltre, Barbet non ci chiedeva di comporre successi che avrebbero potuto farci vincere un oscar.

(In “Inside Out”, La prima autobiografia dei Pink Floyd)

Come avete incontrato Barbet Schroeder ?

Non posso davvero dirlo. E’ venuto in Inghilterra o ci è stato presentato a Parigi. Poi ci ha mostrato il film che si sarebbe intitolato successivamente More.

Come avete preso la sua proposta? Era per voi solo una nuova esperienza o solo una commisione commerciale?

Fino a quel momento, avevamo partecipato solo a qualche film. Il primo era Tonite Let’s All Make Love In London, nel 1967, dove suonavamo Interstellar Overdrive. Poi, avevamo fatto la musica di The Committee, un film di Paul Jones. Era stata realizzata in una mattinata e siccome non era abbastanza convincente, non è mai stata registrata. La proposta di Bar    , che trattava un argomento interessante, era molto attraente. Inoltre, era un esercizio molto eccitante, perchè Barbet Schroeder  è un regista con il quale è facile lavorare.

E Zabriskie Point?

Speravamo di trovare lo stesso spirito in Antonioni, invece la collaborazione è stata spaventosa. Antonioni è un eremita tirannico. (..)

(Intervista realizzata nel mese di Marco del 1973, su una rivista francese)

 

 

 

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