“WUNDERKAMMER” PROGETTO OPEN SPACE – LFF2012

Open Space è un progetto artistico che si svolge all’interno del Lago Film Fest e che ha l’intento di ampliare le proposte della manifestazione, avvicinare gli artisti al Lago e i visitatori all’arte contemporanea.

Non sono necessarie scoperte straordinarie, alle volte è sufficiente una rilettura di quello che esiste già, che sta in soffitta e magari già ci appartiene.

Open Space nasce per la prima volta con l’edizione del festival 2011 ed è per sua natura profondamente legato al contesto geografico, sociale e culturale del luogo. L’obiettivo che con questo progetto ci si pone è il coinvolgimento di giovani artisti chiamati a riflettere su questo luogo e le sue peculiarità.

Open Space si rivolge a giovani artisti dai 18 ai 35 anni provenienti da tutto il mondo.Si svolge nell’ambito del Lago Film Fest ottava edizione dal 20 al 28 luglio 2012, Revine Lago – Treviso. Open Space ha durata di complessivamente di nove giorni e si snoda lungo le location del festival.

Il tema su cui quest’anno gli artisti sono invitati lavorare è:

Wunderkammer

C’è un luogo della casa che rimane impraticato per anni. Con il passare del tempo ospita un numero sempre maggiore di scatoloni ingombranti e li tiene in grembo, accatastati uno sull’altro, custodendo per noi mobili, oggetti, vestiti e molte altre cose, che altro scopo non hanno se non quello di appartenerci, soprattutto in modo affettivo. Questo ambiente vive i suoi momenti di successo maggiore in occasioni straordinarie come traslochi, cernite di vestiario, riammobiliamenti, arrivi e partenze e tutti quegli eventi che stravolgono l’ordine di una casa. Nelle occasioni in cui ci troviamo a dovervi accedere, questo spazio diventa la nostra Wunderkammer casalinga e gli ingombranti scatoloni vengono, a distanza di qualche anno, avvolti da un’aura di mistero. 

In questi momenti di esplorazione in cui interpretiamo la parte dei perfetti Indiana Jones della soffitta, ritroviamo molti oggetti inattesi: alcuni sono esattamente come ce li ricordavamo, altri non sembrano nemmeno i nostri, ma i più sorprendenti sono quelli che per qualche motivo si sono resi trasparenti alla nostra memoria, che non ci ricordavamo di possedere fino al momento in cui li abbiamo ritrovati. 

In questi casi anche la più piccola delle cose può dipingerci sulla faccia un’espressione di infinita meraviglia. Ritrovare è un po’ come viaggiare nel tempo, con questi reperti in mano ci si ritrova 10, 20 

anni indietro, in un altro tempo della nostra esistenza, ma ritrovare è anche, in un certo senso,

rileggere, reinterpretare, prendere atto di cosa è cambiato, come si sono trasformate le nostre passioni, i nostri interessi e le nostre aspettative.

Il piacere di ritrovare è quello che ci spinge come bambini curiosi nelle soffitte e che dovrebbe accompagnare l’artista nell’osservazione di ciò che lo circonda.

Non sono necessarie scoperte straordinarie, alle volte è sufficiente una rilettura di quello che esiste già, che sta in soffitta e magari già ci appartiene. Ritrovare non è solo il piacere di ristabilire la nostra vicinanza a qualcosa, ci auguriamo che stimoli anche una continua reinterpretazione di eventi, ricordi o sentimenti. Ritrovare una cosa perduta, un vecchio amico, ritrovare un particolare stato fisico o spirituale. Ritrovare come rivedere dopo una modifica. Come un déjà vu, il ripresentarsi di una situazione. Ritrovarsi geograficamente guardando una cartina, scoprirsi il puntino rosso con scritto “voi siete qui”, ritrovare l’orientamento.

Un ritrovarsi che accade improvvisamente e ci ricollega in maniera repentina con noi stessi o che ci riorienta verso questioni sopite o che pensavamo risolte. Ritrovare implica una messa in discussione che può avere il sapore malinconico di chi guarda al passato come esempio di qualità e autenticità, oppure la spinta rivoluzionaria di chi vede sotto un altro punto di vista le vecchie cose.