I THOUGHT I SAW A BLOB – LFF2014

Enrico Ghezzi racconta 25 anni di Blob [testo smontato e ri-montato a sua insaputa da mano incapace]

“Pateticamente, a chi cerca informazioni, dico che mi definirei RI-AUTORE (di tutto e di nulla). Poi, sempre per gioco, dirò che (più di tutte le cose e i giochi che inanemente e automaticamente mi aiutano o mi ingiungono di anagrammare il mondo e tutti i mondi) mi infiamma (ma non ancora mi sazia) esser stato (presto o tardi fallito il sogno anarcomunitario) un ridicolo resistente scomodo ‘motore immobile’ (grazie al quale programmi come Schegge FuoriOrario Blob si son ‘potuti fare’. Solo (?!?) questo, di 25 anni di programmi, il fantasma che sono (di Uomo che non volle farsi autore ne mai programmare) potrebbe rivendicare con fierezza). […] Mi è accaduto di montare (dopo i primi dieci giorni di ‘prove’ e dopo la prima settimana di messa in onda, col mitico inizio fatto da me e da cirogiorgini) tra centocinquanta e duecento blob, con cadenza settimanale e poi progressivamente rarefatta. Anche se ci fu -anni dopo- un mese di frequenza quotidiana subito dopo l’11 settembre dell’attacco alle twin towers, quando fui ‘comandato’ alla presenza continua. […] La pena comminatami mi eccitò in effetto di un entusiasmo quasi cinico: ero condannato a fare quel che in televisione (e alla radio, e al cinema) mi piaceva più ingenuamente e genuinamente, esercitare col massimo di evidenza il gioco di montare e smontare macchine e meccanismi di immagine […] Per quanto mi riguardava, si trattava, pur esibendo una valenza (credo) sincera di critica dura alla società dello spettacolo, di assumere in essa un ruolo di ‘sovrintendenza’ alla funzione e finzione della fase culminante dello spettacolo […] Naturalmente, l’abbandonarsi all’hybris e al godimento del montaggio permanente, allo scartarsi e riincartarsi del mazzo, […] e un piacere illusorio, un perpetuarsi di antiche pratiche retoriche e di credenze ‘artistiche’ e di ideologie d’autore. […] Pur ammirando – proprio nella sua stessa tenera e spesso onesta ‘vanità’ – la vanità autoriale diffusa che ogni blob può indurre, sono arrivato da troppo poco a ‘vivere’ la situazione del giocolavoro con la magnifica ossessione delle immagini. […][…][…] “

Blob a Venezia | Blob 77 | HÝBRIS