NERAZZINI E LA DIVINA PROVVIDENZA – LFF2012

Alberto Nerazzini indaga le motivazioni del crollo economico-finanziario del San Raffaele di Milano.

L’inverno scorso, stavo rincasando da Milano insieme a Gianluca, un mio amico ed ex collega quando, poco dopo aver imboccato l’autostrada, Gianluca mi invitò a guardare verso destra, verso l’ospedale San Raffaele.
Dovresti vedere chiaramente l’angelo che sovrasta la cupola anche da questa distanza” – disse.
In effetti, nella luce ambrata del tramonto quella figura imponente si stagliava su tutto ciò che la circondava trasmettendo  una chiara sensazione di solidità e grandezza. Un angelo innalzato sopra ad una cupola enorme a simboleggiare le massime aspirazioni di chi più di quarant’anni fa ha gettato le basi del complesso ospedaliero più importante d’Italia.

un intreccio talmente intricato che neppure oggi è possibile riassumere in maniera semplicistica.

L’Ospedale San Raffaele è stato inaugurato nel 1971 e nel 1972 ha ottenuto la qualifica di “Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico” dal Ministero della Salute e dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Dell’Istituto fanno parte il Dipartimento di Biotecnologie, un centro di ricerca tra i più importanti in Europa e il più grande parco scientifico biotecnologico privato in Italia, e il Dipartimento Universitario di Medicina Molecolare; la sinergia tra questi due settori ha reso l’Ospedale San Raffaele il più grande Parco Scientifico in Italia e uno tra i maggiori in Europa, dove lavorano centinaia di ricercatori e borsisti, impegnati in ricerche di base e cliniche nel campo della terapia genica, delle cellule staminali, delle malattie da immunodeficienza e neurodegenerative, della proteomica, della bioinformatica, della neurobiologia e biologia molecolare.
Nel 2011 il lavoro di ricerca di base al San Raffaele ha prodotto quasi un migliaio di pubblicazioni di alto livello, mentre, sul fronte della ricerca clinica il San Raffaele risulta impegnato in 581 trials clinici attivi che hanno arruolato più di 13.000 pazienti.

 

Pochi dati ma che danno un’idea precisa del livello a cui si colloca l’istituto fondato da Don Luigi Maria Verzè e divenuto simbolo della Sanità italiana nel bene e nel male.
Alberto Nerazzini, giornalista ed autore del documentario La divina provvidenza (che sarà presentato al Lago Film Festival 2012) ha cercato di indagare le motivazioni del crollo economico-finanziario del colosso milanese, puntando l’obiettivo sulla controversa figura del fondatore, Don Verzè, e cercando di ricomporre le maglie di un intreccio talmente intricato che neppure oggi è possibile riassumere in maniera semplicistica.
Il debito accumulato negli anni dall’Ospedale San Raffaele ammonta a quasi un miliardo e mezzo di euro e tale somma è cresciuta sulle spalle degli stessi fornitori dell’ospedale ed ora mette a rischio il futuro di più di 4000 dipendenti e delle loro famiglie.

L’inchiesta di Nerazzini – che sarà ospite dell’ottava edizione del Lago Film Festival – parte proprio dal suicidio di Mario Cal, manager e braccio destro di Don Verzè (anche egli deceduto a fine del 2011, proprio nei giorni in cui si apriva l’asta che avrebbe dovuto evitare il fallimento della struttura) e cerca di far luce su traffici nascosti, investimenti sconsiderati e società satellite che gravitavano intorno alla figura del presbitero di origini veronesi.

 

Si parla di rimborsi gonfiati e sprechi inauditi, come il nuovissimo ed attrezzatissimo jet da oltre 20 milioni di euro che Don Verzè avrebbe voluto acquistare per facilitare i suoi spostamenti e il cui acquisto sarebbe passato attraverso l’acquisizione di una società con sede in America Latina la cui imprenditrice risulta risiedere in una baracca.
Nerazzini si concentra anche sugli affari sudamericani, contestualizzando l’opera che all’apparenza sembra guidata da motivazioni filantropiche ma che, più concretamente, pare aver instaurato rapporti con individui loschi e messo in piedi un sistema capace solo di privilegiare chiunque fosse fornito di assicurazione sanitaria privata, accentuando di fatto la linea di demarcazione tra ricchi e indigenti.

Sarà difficile trovare risposte entro breve tempo e, soprattutto, sbrogliare tutti i nodi che tengono unita la ragnatela tessuta da Don Verzè in tutti questi anni, ma il valore di questo progetto sta proprio nel desiderio di sciogliere la cortina di nebbia che avvolge la memoria di un uomo profondamente inconoscibile come Don Verzè, senza per questo sminuire o offendere l’abnegazione e l’onestà di migliaia di persone che hanno contribuito a fare del San Raffaele una realtà di riferimento.

Il mio amico Gianluca è tra coloro che hanno visto chiudere il proprio laboratorio, arginando ogni possibilità di proseguire un percorso di studio sicuramente valido e di interesse per molti e, alla luce anche dei recenti risvolti dell’attualità lombarda, per lui e per quelli come lui sarà difficile non provare rabbia e disgusto tutte le volte che guardano a quella cupola da 200 milioni di euro, moderna Babele e rappresentazione dell’ambizione umana.

 

Vi aspettiamo questa sera al Vicolo Arco alle ore 21.00 per la proiezione del documentario in collaborazione con Rai Teche.